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Newsletter n. 42  giugno-luglio 2022 

Cohousing in Trentino: 5 appartamenti disponibili per la prima sperimentazione ad Albiano. Bando aperto fino al 31 agosto 2022

E’ con entusiasmo che vi comunichiamo che, a meno di 20 chilometri da Trento, nel Comune di Albiano (a circa 650 metri di altitudine), a pochi chilometri dai laghi di Santa Colomba e di Lases, è partito il progetto “Casa dei Banai”. Una prima sperimentazione del modello abitativo collaborativo che coinvolge cinque appartamenti di un edificio recentemente ristrutturato grazie a un finanziamento della Provincia autonoma di Trento. Il progetto è rivolto a cinque nuclei familiari,anche unipersonali, che, condividendo l’idea di mutua solidarietà e collaborazione, intendono partecipare in maniera attiva alla condivisione degli spazi comuni a disposizione nell’immobile in cui andranno a risiedere.

Come avevamo già anticipato nella Newsletter N. 39 “Cohousing: il futuro dell’abitare collaborativo urbano in Trentino” (facile da rileggere scorrendo nel nostro sito alla sezione Newsletter) dalla Provincia Autonoma di Trento è arrivato un riconoscimento giuridico puntuale che introduce il modello del Cohousing fra le pratiche abitative provinciali. Un grande risultato che potrebbe rendere la Provincia di Trento un esempio al quale fare riferimento in Italia.

Ecco le caratteristiche salienti del progetto del Comune di Albiano:

  1. E’ sostenibile economicamente. Infatti, i 5 appartamenti saranno messi a disposizione per dieci anni con un canone di affitto dimezzato rispetto a quello di mercato. Per il più piccolo si chiedono 158,64 euro/mese e per il più grande 383,60. Per questo si richiede ai partecipanti di avere un reddito minimo annuale (derivante da lavoro o pensione) che va da un minimo di 10.000 euro (per una persona) a 28.500 euro (per nucleo di 5 persone).
  2. E’ intergenerazionale. Infatti è ammessa la partecipazione di qualsiasi tipologia familiare, dai single alle famiglie con figli, dai giovani agli anziani. E’ rivolto anche a persone provenienti da comuni esterni alla Provincia di Trento. Meglio se di età inferiore ai 35 anni o superiore ai 65.
  3. E’ orientato alla creazione di una comunità di abitare collaborativo. Nell’edificio è infatti presente anche una grande sala comune che diventerà il luogo della condivisione.

L’orientamento alla socialità, alla collaborazione e alla condivisione da parte di coloro che si candidano va segnalato in una lettera motivazionale. Se avete già partecipato ai nostri laboratori  formativi “ABC dello stare insieme” è utile evidenziarlo.

I nuclei familiari che prenderanno parte a questo primo progetto verranno selezionati attraverso un bando che rimarrà aperto fino al 31 agosto 2022.  Se siete interessati verificate subito, nei dettagli, i requisiti per l’adesione al progetto. La domanda deve pervenire all’Ufficio protocollo del Comune di Albiano – Via S. Antonio, 30 – 38041 – Albiano (TN).

Potete comodamente visitare, anche ora, l’edificio messo a disposizione dal Comune di Albiano guardando il loro video che trovate sia nel nostro sito (alla sezione progetti) che direttamente nel sito del Comune di Albiano con le modalità e la documentazione. Ecco il LINK al sito del Comune di Albiano relativo a questo progetto. Suggeriamo di leggere attentamente tutti i file pdf, che devono essere scaricati, ed in particolare la descrizione degli appartamenti.

I cinque nuclei selezionati che si trasferiranno negli appartamenti di “Casa dei Banai” saranno supportati da esperti messi a disposizione dal Comune di Albiano per costituire il gruppo e definire “gli accordi di base” interni alla comunità di abitanti, strumento che darà concretezza al loro abitare collaborativo.

Newsletter n. 41 maggio 2022 

Clips: la comunità che vogliamo anche per proteggerci dalle insidie di un mondo difficile!

“È un mondo difficile
Una vita intensa
Felicità a momenti

E futuro incerto … 🎶 Così canta Tonino Carotone in una delle sue canzoni più famose. Se non la conosci cercala ed ascoltala. Ma anche se la conosci già … prenditi una pausa per te. Ti farà sorridere e ballare 😀

Non possiamo continuare ad esistere con il timore che … BUM 💥 … da un giorno all’altro, la tanto temuta guerra nucleare ci spazzi via senza un vero motivo se non la folle ambizione di potere e di prevaricazione di alcuni (non pochi, peraltro). Abbiamo bisogno di ritrovare i nostri sogni e i nostri momenti di leggerezza per non perdere la voglia di andare avanti. Lasciarsi coinvolgere e partecipare alla creazione di un mondo migliore a quello in cui siamo immersi ora è terapeutico! Ti fa andare avanti e resistere con la lo sguardo che vede oltre, ben oltre, le molte difficoltà.

Ed è così, con questa voglia di esserci e di partecipare insieme ad eventi che ti caricano di una potente energia positiva, che, come CohousingTrentino, abbiamo partecipato da 5 al 8 maggio alla 5° edizione del più straordinario Corso di Facilitazione per comunità: CLIPS. Creato e coltivato nel cuore delle più longeve e conosciute comunità europee.

Obiettivo? Divulgare la cultura dell’abitare collaborativo e supportare la creazione di gruppi di persone positive, capaci di incubare progetti di comunità “intenzionali e resilienti”: un Cohousing, un Ecovillaggio, un Coliving o un Circolo del BuonAbitare. 

Com’è andata? Tutti i partecipanti erano entusiasti. IMPARARE a STARE BENE insieme DIVERTENDOSI è ciò che di meglio si possa fare … a tutte le età. Questo breve video (CLICCA QUI) , realizzato da Michele Pierangeli, da già una buona idea.

Per tutti coloro che non hanno potuto partecipare ma che magari intuiscono che, alla prossima occasione, potrebbero voler essere con noi, ricordiamo che ho già raccontato cosa è CLIPS nella Newsletter N° 17 gennaio 2020, che si trova anche nell’archivio in fondo a questa pagina. (CLIPS: Community Learning Incubator Programme for Sustainability: come progettare Comunità sostenibili.

Perché CLIPS è considerato il miglior metodo/approccio alla realizzazione di progetti di Comunità? Perché è nato dall’esperienza di migliaia di persone che hanno costruito comunità che prosperano anche grazie ai metodi sviluppati e divulgati dai Facilitatori cresciuti in questa grande palestra di vita. La buona notizia è che avremo presto il sito “CLIPS Italia” che raccoglierà le esperienze migliori della cultura europea sviluppata nel “GEN Europe” e condita dall’estro e dalla genialità made-in-Italy.
Cos’è il GEN Europe? GEN Europe è la rete europea per ecovillaggi e comunità sostenibili. La visione dell’organizzazione è quella di un’Europa consapevole, resiliente e sostenibile in cui i valori e gli stili di vita dell’ecovillaggio e delle comunità intenzionali (anche di cohousing) siano ampiamente adottati. È un’organizzazione no profit nata nel 1996 e conta oltre 100 ecovillaggi e aspiranti progetti di ecovillaggio, 18 reti nazionali di ecovillaggi in 26 Paesi.
 
Per questo motivo CohousingTrentino ha scelto di collaborare ed essere ambasciatore del modello CLIPS e di promuoverne e divulgarne i metodi e le pratiche anche invitando i Facilitatori CLIPS nei percorsi di formazione che abbiamo organizzato a Trento con i laboratori dell’”ABC dello STARE INSIEME”.
 

Newsletter n. 40 aprile 2022 

CLIPS: per mangiare un uovo è necessario rompere il guscio🐣 

Provare, fare l’esperienza, lasciar sbocciare un intuizione: è primavera 🌻 ma usciamo da un inverno che, per molti, forse per troppi, non è stato una passeggiata. Il tema però su cui vogliamo portare la nostra riflessione non è da cosa vogliamo uscire. Ognuno di noi sta senz’altro cercando una via di fuga: dalla pandemia, dalla guerra, dall’eccesso di informazione, da una relazione che fa soffrire, da un lavoro che ruba la vita, dalla disoccupazione, dalla depressione ecc. ma sul COME vogliamo uscirne. In che modo vogliamo provare a rompere il guscio? 

Non abbiamo soluzione magiche per dare una svolta al mare di incertezze e di paure che, chi-più-chi-memo, affronta quotidianamente ma almeno stiamo andando verso l’estate. Cosa cambia? Dipende dalla nostra resilienza. In psicologia, dalla capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Un esempio? La storia di Carola, una giovane ragazza stanca di sentirsi insignificante davanti alla grandezza dei problemi da risolvere ma abbastanza tenace per non lasciarsi abbattere. C’è chi pensa al mare solo come una vacanza e chi invece comprende che è ora di agire e di compiere un primo gesto importante. Non è follia pensare di pulire il mare dalla plastica. Così come è saggio decidere di ritirarsi dal “mare delle informazioni e delle fake news senza rinunciare a mantenere un contatto con la realtà che ci circonda. Esercitare la resilienza in modo sereno e pacato è ciò che ci permette di non farci innondare dalla marea, dal caos, dall’inutilità e dal senso di impotenza. E’ bella la storia di come Carola e Slow News sono riusciti a superare le difficoltà mettendosi lentamente in cammino verso qualcosa che può fare la differenza: una piccola rivoluzione!

Prima però con CohousingTrentino vogliamo invitarvi a riflettere su questa opportunità da cogliere al volo rompendo il guscio della diffidenza e della resistenza al cambiamento. Come? Prendendo la decisione di venire con noi a Ventimiglia dal 5 al 8 di maggio per giocare con i Facilitatori CLIPS.  

Anche tu sei convinto che magari non riusciremo a sbarazzarci del Covid e delle guerre e forse neanche dei piccoli e grandi disagi della vita quotidiana ma che possiamo affrontare, giorno dopo giorno, la vita con resilienza e prenderci quei piccoli spazi di serenità? Allora ecco una bella opportunità che alcuni di noi hanno già colto: partecipare a CLIPS, un evento formativo che sarà alla sua quinta edizione. In sintesi l’insegnamento sarà sia teorico che esperenziale e verranno proposte diverse esercitazioni, momenti di condivisione, giochi di ruolo e attività per interiorizzare e imparare ad applicare il metodo proposto. Si lavorerà contemporaneamente a diversi livelli, e quindi anche su aspetti avanzati, in modo tale che il corso sia formativo anche per chi ne ha già seguiti altri in precedenza. inoltre, quest’anno, insieme a Riccardo Clemente, già presidente della Rete Italiana dei Villaggi Ecologici, sperimenteremo il nuovo gioco da tavola rivolto principalmente alle comunità e ai gruppi organizzati. Un gioco in cui scopriranno e proveranno semplici strumenti che possono supportare le dinamiche di gruppo nelle diverse situazioni che si possono affrontare. Dalle difficoltà da superare, alle decisioni da prendere. 

Per partecipare devi inviare entro il 30 aprile una mail all’indirizzo: clips.rive@gmail.com corredata da un breve curriculum delle esperienze che hai fatto nel campo della facilitazione e/o della gestione di gruppi. Se hai già partecipato ai laboratori “ABC dello STARE INSIEME” che abbiamo organizzato qui a Trento va segnalato ed è più che sufficiente! 

Il costo è di 350 euro e comprende le attività formative, il vitto e l’alloggio nell’Ecovillaggio di Torri Superiore. Le eventuali informazioni sulle modalità di pagamento saranno date con la mail di risposta in caso di accettazione. Il costo del viaggio non è incluso ma possiamo provare ad organizzarci. Per saperlo è utile se ci metti in copia della mail all’atto dell’iscrizione  cohousingtrentino@gmail.com . 

Alcuni di noi sono già iscritti e non possiamo garantire che ci siano ancora posti disponibili perciò, se ti interessa, attivati subito!

Ecco comunque la storia di Carola e Slow News. 

Buona lettura 🌻 (CLICCA QUI)

Newsletter n. 39 marzo 2022 

Cohousing: il futuro dell’abitare collaborativo urbano in Trentino

Dalla Provincia Autonoma di Trento arriva un riconoscimento giuridico puntuale che introduce il modello abitativo del Cohousing fra le pratiche abitative provinciali. Un grande risultato che potrebbe rendere la Provincia di Trento un esempio al quale fare riferimento in Italia. 

Ma quali sono le opportunità che si aprono e gli errori da non commettere lungo il percorso per un’innovazione urbana capace di generare buoni risultati?

C’è da riconoscere che – mentre la proposta di legge per il riconoscimento delle comunità intenzionali a livello nazionale promossa anche dalla Rete Italiana Cohousing – è ancora depositata in Parlamento ed è in attesa di essere calendarizzata e discussa, dalla Provincia Autonoma di Trento, arriva un riconoscimento giuridico puntuale che introduce il modello abitativo del Cohousing fra le pratiche abitative provinciali.

Ecco il link per tutti coloro che volessero seguire e supportare l’iter parlamentare: Clicca QUI

Quindi, un grande risultato, ottenuto grazie all’opera di sensibilizzazione di un gruppo di cittadini attivi ed esperti di “Cohousing Trentino ed al prezioso sostegno politico del sociologo e consigliere provinciale Alex Marini.

Un primo passo in tale direzione era già stato fatto a fine del 2019, con l’approvazione di alcuni emendamenti alla legge provinciale 7 novembre 2005 n. 15, “Disposizioni in materia di politica provinciale della casa e disciplina degli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa”, seguendo la programmazione tracciata a livello internazionale dall’Agenda 2030

Recentemente, a dicembre del 2021, un ulteriore passo è stato compiuto con la redazione dei criteri attuativi da parte della pubblica amministrazione, che attraverso questa misura mira a promuovere la coesione sociale e a fare del welfare di comunità.
In sostanza, questo frame giuridico consente di dedicare dei fondi pubblici al risanamento e alla ristrutturazione di immobili al fine di renderli idonei all’uso da parte di comunità abitative che perseguono l’intento di abitare in modo collaborativo.

A contenere l’entusiasmo però c’è la realtà che la Giunta provinciale ha riservato in bilancio risorse utili a coprire solo un progetto in corso di realizzazione nel paese di Albiano. Per coloro che ne fossero interessati abbiamo pubblicato un articolo apparso anche sull’Adige: Clicca QUI.

Un’ulteriore riflessione aperta con gli esperti della struttura provinciale riguarda il fatto che un progetto di Cohousing non può riguardare solo il finanziamento della ristrutturazione di un immobile, che deve essere adeguato alle esigenze dell’abitare collaborativo e quindi con un buon bilanciamento fra spazi di privacy e spazi comuni. 

È altresì fondamentale promuovere la realizzazione di una comunità intenzionale.
L’arte del vivere assieme non è da dare per scontata. E’ semplicemente anacronistico pensare che basti creare degli spazi comuni perché le persone vadano ad abitarci e siano capaci di creare quell’organizzazione e quella armonia abitativa che un progetto di “abitare collaborativo” si prefigge.

Infatti, basta guardare alle liti condominiali. Non sappiamo vivere bene insieme. Neanche in famiglia o nel lavoro dove, di fatto, trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Un po’ a causa della cultura competitiva e individualista in cui siamo immersi, e un po’ perché nessuno ci ha insegnato a prendere decisioni consensuali, a praticare un ascolto attivo ed empatico, o ancora, a praticare una buona gestione del conflitto. Quel conflitto che, in questo periodo vediamo ogni giorno nelle immagini della guerra, è la causa di tutti i nostri problemi.
C’è un grande bisogno di imparare a riconoscerlo e gestirlo. Invece quasi tutti siamo convinti che avere delle competenze sociali sia un talento spontaneo. Non è così. Il conflitto è sempre latente e pronto ad esplodere con rabbia. Se vogliamo vivere serenamente insieme (in cohousing così come in famiglia o al lavoro) dobbiamo imparare ed allenarci a comprendere le nostre emozioni e gestirle prima che esplodano, in modo spesso irreparabile. Il metodo CLIPS (Community Learning Incubator Programme for Sustainability), maturato dall’esperienza delle varie realtà che compongono il GEN (Global Ecovillages Network), rappresenta un insieme di strumenti molto preziosi in tal senso, che Cohousing Trentino ha già avuto modo di fare propri in una serie di laboratori offerti dai migliori esperti internazionali. 

Ecco il link ai video-racconti dei nostri incontri: Clicca QUI.

Quindi, per essere concreti, con questi emendamenti e i relativi criteri attuativi abbiamo fatto il primo passo per portare la Provincia Autonoma di Trento a candidarsi nel diventare la best practice alla quale fare riferimento in Italia. Cosa possono fare ora i cittadini che vogliono vivere in Trentino per candidarsi per vivere in cohousing?

Al Servizio politiche per la casa ci dicono che ora è importante sensibilizzare il proprio Sindaco. E’ lui infatti che può fare la segnalazione di un immobile da ristrutturare in modo che, la Giunta provinciale, possa valutare l’eventuale assegnazione delle risorse necessarie. 

Cari Sindaci e cari Cittadini. Facciamolo! Nella Newsletter N.8 del febbraio 2019 avevamo già pubblicato tutte le istruzioni da seguire per presentare una petizione al proprio Sindaco.

A nostra volta, però, dobbiamo continuare a guardare a cosa succede nelle realtà europee. È fondamentale, per esempio, non selezionare individualmente attraverso bando le persone da inserire nel Cohousing. Serve invece un percorso formativo che agevoli la creazione di una comunità intenzionale solida, altrimenti il modello dell’abitare collaborativo in Cohousing rischia (com’è già successo in Italia in alcuni progetti che abbiamo visitato) di trasformarsi in un condominio, con le stesse liti e le stesse difficoltà abitative. 

Parallelamente alla ristrutturazione dell’immobile, infatti, va attivato un team che si occupa di agevolare la ricerca delle persone e di progettare un processo formativo con dei “Facilitatori specializzati”. Questo tipo di competenze sono diverse da quelle dello psicologo, del mediatore, dell’assistente sociale, dell’animatore ecc. 

La buona notizia è che, in Trentino Alto Adige, esistono già queste competenze acquisite e coltivate nelle migliori esperienze europee. 

Link alle nostre attività divulgative e formative.

Newsletter n. 38 febbraio 2022

Da Lumen verso San Cresci in Toscana: per “crescere
sani“

Cohousing Trentino ha partecipato, il 19 febbraio 2022, all’OpenDay dell’ecovillaggio “Comunità LUMEN” a San Pietro in Cerro a Piacenza perché loro stanno progettando la realizzazione di una seconda comunità abitativa, questa volta in Toscana, all’interno della tenuta di San Cresci, ristrutturando tre insediamenti posti nella parte più boschiva e meno “civilizzata”: Seggiano, Vitignano e Campiano. Il nuovo progetto Lumen San Cresci – Toscana sarà un ecovillaggio che punta all’autosufficienza energetica e alimentare, sviluppando nel tempo, gli stessi servizi interni sviluppati nella sede storica. Per noi di Cohousing Trentino – che stiamo organizzandoci per partecipare al loro secondo progetto in Toscana era importante visitare gli amici di Lumen sia per vedere cosa erano riusciti a realizzare, nel corso degli anni, oltreché per conoscere un po’ dei sessanta componenti di questa “comunità intenzionale e abitativa” considerata tra le più interessanti e ben organizzate in Italia.
 
Com’è andata? Molto bene.
Siamo arrivati e, poco dopo, eravamo già parte di un “cerchio di conoscenza” in cui, comodamente seduti su morbidi cuscini in una bella Sala da meditazione, grazie ad una divertente facilitazione guidata da Federico, dopo poco tempo, sapevamo già molte cose gli unidegli altri. Eh già. Perchè non c’eravamo solo noi arrivati dal Trentino, ma altre persone dal grande nord piemontese (Val d’Ossola) e dalla capitale romana. Cosa ci aveva spinti ad andare a Lumen? Che sogni avevamo da bambini? Cosa sentiamo di voler ancora realizzare? Che animale saremmo voluti essere? Tra le risate e i racconti, tra leoni, cerbiatti, aquile e bonobo ci siamo ritrovati a pranzare tutti insieme in un accogliente “mensa comunitaria” dove, Vincenzo, grande chef vegetariano (e non solo) ci aveva preparato un pasto biologico a base di focaccia fatta con il lievito madre e un ripieno di bontà per il nostro intestino. Che delizia per il palato e,
principalmente, per il nostro famoso “microbiota”. Oramai siamo tutti consapevoli che la nostra salute e il nostro peso dipendono da lui: quel complesso di batteri intestinali responsabili della digestione e dell’assorbimento del cibo che mangiamo.
La visita dell’ecovillaggio ci ha riservato molte sorprese interessanti. Grazie a Giorgio abbiamo tracciato la narrazione fotografica di piacevoli dettagli che pubblichiamo in calce.
Accompagnati da Valentina, abbiamo capito i valori dell’educazione parentale (autorizzata dal Ministero) e visitato l’aula dove i ragazzi hanno potuto studiare anche durante la pandemia assistiti dai genitori. Abbiamo visto la falegnameria e l’officina per le manutenzioni comuni, e passeggiato negli ampi spazi di gioco tra un bio-laghetto con la fito-depurazione e il parcheggio interno per auto, van e campers in condivisione. Molto importanti anche gli spazi di co-working per una miglior conciliazione vita-lavoro.
Insieme ad Alessandro abbiamo poi beneficiato di un un ora di profondo relax e di riflessioni sui valori condivisi nella comunità e sul loro percorso di crescita, di consapevolezza e lungimiranza. Abbiamo capito l’importanza delle loro meditazioni quotidiane e soprattutto dello stile di vita.
LUMEN ha a cuore la salute delle persone, degli animali e del pianeta. Sono convinti che il reale cambiamento sia possibile se diventa
parte dalle nostre scelte quotidiane. Per questo praticano e divulgano stili di vita che aiutano a mantenere la salute e la sostenibilità ambientale.
 
C’è stato anche il tempo per mangiare degli ottimi muffins preparati “ad arte”, bere tisane, caffè e chiacchierare all’Ecovillage Café.
Soprattutto abbiamo fatto molte domande. Eh già. Perché, tutti noi che eravamo arrivati fino a Lumen, volevamo sapere come avevano
intenzione di replicare questa esperienza comunitaria in Toscana.
In grande sintesi, il progetto di ecovillaggio a San Cresci punta all’autosufficienza energetica e alimentare, sviluppando, nel tempo, gli
stessi servizi interni sviluppati nella sede storica da noi visitata (Mensa comunitaria, Spazio gioco e parco giochi, Educazione parentale,
Sala meditazione, Spazi di co-working, Falegnameria/officina).
L’ecovillaggio intende inoltre sviluppare attività adatte a garantire nel tempo anche l’autosufficienza economica attraverso:
• Formazione in Naturopatia
• Ricerca nel campo della promozione della salute naturale
• Percorsi personalizzati di salute
• Eco-turismo
• Produzione di alimenti biologici
• Trasformazione di prodotti tipici del luogo
Se vi siete incuriositi e vi ritrovate nei loro valori (clicca QUI ) vi consigliamo davvero di programmare una visita. Sappiate però che non potete improvvisarvi ma bensì dovete registrarvi al prossimo OpenDay in calendario. Per scoprire la prossima data disponibile (clicca QUI ).
 
Se siete anche interessati a capire come Cohousing Trentino intende far parte del loro progetto a San Cresci contattateci e lasciateci i vostri riferimenti al nostro indirizzo mail 📧cohousingtrentino@gmail.com
 

Newsletter n. 37 gennaio 2022

Cosa serve per vivere una vita bella?

Nelle società dove i bisogni primari sono stati soddisfatti, i sondaggi mostrano che ottenere ricchezza e fama siano le chiavi per una vita felice. Almeno così pensa la maggior parte dei giovani adulti.

L’Università di Harvard, tra le più prestigiose al mondo, suggerisce invece che uno dei più importanti fattori per vivere una vita lunga e felice non è la quantità di denaro che accumuli o la notorietà che ricevi. Un barometro molto più importante della salute e del benessere, nel lungo termine, sono le tue relazioni con gli amici, la famiglia, il coniuge.

Questo è ciò che confermano alcuni dei risultati dell’Harvard Study of Adult Development. Un progetto di ricerca che, dal 1938, segue ed esamina da vicino la vita di oltre 700 persone e, in alcuni casi, dei loro coniugi. Lo studio ha rivelato alcuni fattori sorprendenti, e alcuni non così sorprendenti, che determinano se è probabile che le persone invecchino felicemente e in salute, o scivolino nella solitudine, nella malattia e nel declino mentale.

Robert Waldinger, direttore dello studio, ha raccontato alcuni dei risultati più sorprendenti del progetto di lunga data in un video (TED Talk) che ha ottenuto oltre 22 milioni di visualizzazioni.

Pubblichiamo i nostri risultati su riviste accademiche che la maggior parte delle persone non legge“, ha affermato il dottor Waldinger, professore di psichiatria presso la Harvard Medical School. “E quindi volevamo davvero che le persone sapessero che questo studio esiste e che esiste da oltre 85 anni. Siamo stati finanziati dal governo per così tanti anni ed è importante che più persone lo sappiano. Non solo gli accademici”.

Lo studio iniziò a Boston negli anni ’30 con due gruppi di giovani uomini molto diversi. In un caso, un team di ricercatori decise di seguire gli studenti universitari di Harvard fino all’età adulta per vedere quali fattori avessero giocato un ruolo importante nella loro crescita e successo. “Pensavano che all’epoca fosse posta troppa enfasi sulla patologia e che sarebbe stato invece utile studiare le persone che stavano andando bene nel loro sviluppo da giovani adulti“.

Lo studio reclutò 268 studenti del secondo anno di Harvard e furono seguiti da vicino, con frequenti interviste ed esami sanitari. Negli ultimi anni lo studio incorporò anche scansioni cerebrali, prelievi di sangue e interviste ai coniugi e ai figli adulti dei soggetti.

Più o meno nello stesso periodo, un professore della Harvard Law School di nome Sheldon Glueck aveva iniziato a studiare i giovani di alcuni dei quartieri più poveri di Boston, inclusi 456 che erano riusciti a evitare la delinquenza nonostante provenissero da famiglie in difficoltà. Alla fine i due gruppi vennero fusi in un unico studio.

Nel corso dei decenni, queste persone sono cresciute e sono diventati avvocati, medici, uomini d’affari e, nel caso di uno studente di Harvard di nome John F. Kennedy, Presidente degli Stati Uniti. Altri hanno preso strade diverse.Alcuni sono diventati alcolizzati, hanno avuto carriere deludenti o sono caduti in malattie mentali. Coloro che rimangono in vita oggi hanno superato i 90 anni.

Nel corso degli anni, lo studio ha prodotto molti risultati degni di nota. Ha dimostrato, ad esempio, che per invecchiare bene fisicamente, la cosa più importante che si poteva fare era evitare di fumare. Ha scoperto che l’alcol era la principale causa di divorzio e che l’abuso di alcol spesso precedeva la depressione (piuttosto che il contrario).

Lo studio non si è concentrato solo sugli uomini ma anche sulle loro mogli e sui figli. I ricercatori hanno iniziato a filmare le coppie nelle loro case, studiando le loro interazioni e intervistandole separatamente su quasi ogni aspetto della loro vita, anche i litigi quotidiani.

Quando i ricercatori hanno esaminato i fattori nel corso degli anni che hanno fortemente influenzato la salute e il benessere, hanno scoperto che le relazioni con gli amici, e in particolare con i coniugi, erano importanti. Le persone con buone relazioni erano protette dalle malattie croniche, dalle malattie mentali e dal declino della memoria, anche se quelle relazioni avevano alti e bassi.

Per buone relazioni non intendiamo che debbano essere sempre prive di qualunque contrasto. Alcune coppie di ottantenni affermavano di avere spesso delle discussioni, anche dei litigi. Ma fintanto che sentivano di poter davvero contare sull’altro quando c’erano in ballo questioni importanti, quelle discussioni non intaccavano la qualità e solidità della relazione“.

Il dottor Waldinger ha trovato che il risultato era simile anche nelle relazioni extra-familiari. Ad esempio. Coloro che erano riusciti a sostituire i vecchi colleghi con dei nuovi amici, dopo il pensionamento, erano più felici e più sani di quelli che dopo aver lasciato il lavoro, hanno posto meno enfasi sul mantenimento di solide reti sociali. “Più e più volte in questi anni il nostro studio ha dimostrato che le persone che se la sono cavata meglio sono state le persone che hanno coltivato buone relazioni con la famiglia, con gli amici e con la comunità“.

Il Dr. Waldinger ha riconosciuto che la ricerca ha mostrato un nesso di correlazione e non necessariamente una causalità. Vale infatti anche l’altra possibilità. Ovvero che le persone  più sane e più felici abbiano maggiori probabilità di creare e mantenere buone relazioni mentre, coloro che sono più fragili o malati, gradualmente tendano ad essere socialmente più isolati o incapaci di coltivare buone relazioni. Tuttavia, era innegabile che le buone relazioni sociali avessero avuto un ruolo causale nella salute e nel benessere a lungo termine.

Alla domanda su quali azioni concrete si possano quindi intraprendere, Il dottor Waldinger, sorridendo, risponde che ci sono molte possibilità.

Se siete interessati vi consigliamo di guardare il suo video che abbiamo pubblicato sul nostro sito per agevolarne la visione.Lo trovate scorrendo fino in fondo nella sezione “Esperienze” <LINK>.

Se abitate in Trentino e vi interessa sviluppare/migliorare le relazioni di vicinato ed entrare in contatto con altre persone per avviare un Circolo del BuonAbitare potete scrivere una mail a: cohousingtrentino@gmail.com

Se vivete in altre regioni potete mettervi in contatto con la rete nazionale scrivendo una mail a: info@buonabitare.com

Newsletter n. 36 novembre-dicembre 2021 

NUOVI STILI DI VITA: tempo-felicità ma anche buon vicinato-solidarietà.

E’ oramai confermato, sia da studi autorevoli che dall’esperienza personale di ciascuno di noi, che la mancanza di tempo libero o l’abbondanza di tempo libero non aiutano ad essere né felici né sereni. Anzi possono incrementare ansia e stati di depressione anche gravi.

E’ altresì conosciuto a livello mondiale che la solitudine è la concausa di mortalità anticipata. La solitudine è un epidemia che uccide silenziosa. Più dei virus.

Analizzando la nostra vita quotidiana ci è facile capire se siamo sereni e talvolta anche felici.

Come?

Ad esempio cercando di capire se, nonostante abbiamo la possibilità economica di soddisfare i nostri bisogni primari e fare shopping senza troppe restrizioni, avvertiamo un certo livello di insoddisfazione.

Oppure se la nostra giornata è un susseguirsi di tempo impegnato in compiti insensati e faccende inconcludenti, o in troppi impegni che si accavallano e ci lasciano esausti, stressati ed incapaci di apprezzare anche alcuni piccoli momenti di trascurabile felicità.

La mancanza di tempo nell’ultimo anno affligge l’80 per cento delle persone, sottolinea Ashley Whillans (1), sociologa canadese che studia scienza del comportamento alla Harvard Business School. Precisa anche come il tempo sia diventato ancora più povero, minato e frammentato da continue interruzioni e distrazioni (complici i social che pervadono le nostre vite), che definisce ‘coriandoli di tempo’ tanto piccoli ma così numerosi da occuparne buona parte.  “Il denaro può proteggere dalla tristezza ma non può comprare la gioia, il tempo sì – spiega Whillans. – Vorremmo tutti averne di più ma, nonostante questo, lo gestiamo in modo distratto”.

Quindi succede anche a chi ha molto tempo libero. Il lento scivolare dentro abitudini sempre più di “routine familiare” dopo che si è andati in pensione. Quasi non ci si accorge che, complice la pigrizia, si diventa incapaci di dedicare il proprio tempo a questioni rigeneranti. Certamente fare del volontariato aiuta ma non è sempre così gratificante. Perchè?

Ad esempio per il motivo che tendiamo ad entrare in dinamiche relazionali negative. Ripetere gli stessi errori comportamentali che abbiamo fatto a scuola, al lavoro e anche in famiglia o con gli amici. Eh già. Non è facile e soprattutto “non è da tutti” assumersi la responsabilità che se ci siamo ritrovati isolati, incompresi, inascoltati e messi da parte, forse un pò è anche merito nostro.

Facile giudicare l’altro. “Non è colpa mia se …”.  Quanto tempo passiamo a parlare male di qualcuno? Quante energie sprechiamo ad accusare altri di essere “diversi da noi”?

Quante volte sentiamo ripetere: “sono fatto/a così”; “sono un orso/a” e non posso farci nulla”; “meglio solo/a che male accompagnato” ecc.

Ci credereste che dietro a tutto questo malessere, disagio, cinismo, chiusura ed isolamento c’è la nostra incapacità di mettersi in discussione? Abbiamo eretto attorno a noi stessi (per difesa) muri di convincimenti sbagliati. Per fortuna ora, grazie alle neuroscienze cognitive, siamo in grado di comprendere perché il nostro cervello cade, spesso, in trappole che ci portano a prendere decisioni sbagliate ed anche lesive. Nel libro: “Che cosa abbiamo nella testa?” Boncinelli e Calvaruso, descrivono una decina di illusioni cognitive e una quarantina di bias (errori sistematici di valutazione) in cui tante, troppe volte, ricadiamo e ci facciamo del male.

Vogliamo continuare come sempre, un giorno dopo l’altro, a formare distrattamente quello che il grande Italo Calvino definisce: “l’inferno dei viventi”? O proviamo a: “cercare di saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio”?

Noi di Cohousing Trentino ci proviamo. Proponiamo nuovi stili di abitare collaborativo ma anche un ripensamento positivo al modo di stare insieme. Stiamo avviando dei Circoli del BuonAbitare a Trento.

Pensi che sia giunto il momento di dedicare un poco del tuo tempo a fare un percorso di crescita personale gratificante?

Se sei interessata/o ad unirti a noi SCRIVICI una mail a “Cohousingtrentino@gmail.com” oppure, ancora più facile, compila il modulo on line che trovi sul nostro sito <http://www.cohousingtrentino.it/about/#modulo2>.

Attivati ORA e ti terremo informata/o dei nostri prossimi incontri ed attività.

(1) per approfondimenti: “Time Smart: Tools for Reclaiming Your Time and Living a Happier Life” (Il tempo intelligente, strumenti per riconquistare il tuo tempo e vivere una vita più felice). Pubblicato nel 2020 per Harvard Business Review.

Newsletter N° 35 Ottobre 2021

Costruttori di Circoli del BuonAbitare: insieme possiamo 🌻.

Siamo quindi arrivati al nostro quinto laboratorio del percorso formativo: “ABC dello stare insieme ®” . Questo laboratorio è aperto a TUTTI. Anche a chi non ha già frequentato quelli precedenti. Per partecipare a questo evento – che si terrà a Trento, a Villa Sant’Ignazio, da venerdì 22 ottobre (ore 17:30) a domenica 24 ottobre (16.30) – basta iscriversi – ENTRO il 10 ottobre – compilando il modulo online (clicca QUI). Questo evento sarà promosso a livello nazionale ed è quindi importante sapere che raggiunto il limite di 25 partecipanti chiuderemo le iscrizioni. Perciò sarà considerata valida la data di iscrizione al modulo online.

Per tutti i dettagli alleghiamo la LOCANDINA.

Per chi ci legge per la prima volta ecco una breve descrizione del percorso formativo che abbiamo progettato insieme ai più qualificati formatori della Rete Europea GEN e con la collaborazione della Rete nazionale del BuonAbitare.

Insieme abbiamo capito come sia importante esercitare l’ascolto attivo, non giudicante ed empatico. Abbiamo imparato l’importanza di una comunicazione ecologica, non violenta che ci permetta di dire, con garbo, quello che pensiamo senza offendere chi ci ascolta. E’ stata una grande soddisfazione imparare a capire quando, dal semplice disaccordo su un argomento, si inizia, invece, a provare “quel disagio” che rende la nostra relazione con gli altri difficile … e riuscire, poco a poco, ad accettare questo disagio e gestirlo prima che diventi conflitto. Fondamentale poi, in qualsiasi gruppo, riuscire a prendere delle decisioni che siano abbastanza buone per tutti senza creare una minoranza di persone insoddisfatte che non avranno più la motivazione per supportarci, ma anzi, cercheranno, anche inconsapevolmente, di boicottarci.

Questo percorso formativo ci ha allenati alle dinamiche di gruppo e, cosa molto importante, ad organizzare “gruppi di lavoro utili ed efficaci”.  Ci ha aiutati, in sintesi, a rafforzare le nostre competenze sociali e le nostre abilità nello stare insieme.

Ci sentiamo pronti ora ad avviarci, passo dopo passo, verso la costruzione del primo nucleo di una “comunità intenzionale”: il Circolo del BuonAbitare. Da questo primo nucleo potranno nascere, nel tempo, comunità abitative residenziali più solide e durature come Ecovillaggi e Cohousing e nuovi modelli abitativi anche per senior.

Come farlo cercando di evitare errori e frustrazioni ce lo spiegherà il prof. Elvio Raffaello Martini, psicologo di comunità tra i più famosi in Italia (lo avrete senz’altro visto in TV) e già fondatore della Rete nazionale dei professionisti del BuonAbitare ed ideatore del Circolo del BuonAbitare. Insieme al prof. Enrico Bramerini, che, tra le altre cose, insegna Sociologia delle Comunità locali all’Università di Trento.

Con il patrocinio di alcune istituzioni locali che intendono aiutarci a trovare le sedi fisiche adatte per realizzare il Circolo del BuonAbitare in ogni quartiere, circoscrizione o paese, vogliamo dare vita a questo primo embrione di “cohousing diffuso”.

Una comunità intenzionale, formata da persone che abitano vicino e quindi radicata sul territorio. Persone che, pur continuando a vivere nei propri appartamenti (privacy) si incontrano, a scadenza regolare, in luoghi comuni messi a disposizione possibilmente da enti pubblici, con l’obiettivo esplicito di organizzare una rete di vicinato collaborativo e, quando possibile, anche solidale. 

Seminare questo embrione di comunità è fattibile ovunque. Se lo coltiveremo con passione, annaffiandolo con costanza, nascerà un bel fiore e, insieme a molti altri fiori, diverrà un giardino. 

Parafrasando Charles Durret, l’architetto fondatore del Cohousing nel mondo: “costruiremo insieme una società migliore: quartiere dopo quartiere”. Vuoi essere dei nostri? Ti aspettiamo.

Arrivederci a presto, insieme, per diventare costruttori di Circoli del BuonAbitare.

Cohousing Trentino con la Rete BuonAbitare

Newsletter N° 34 Settembre 2021

ABITARE COLLABORATIVO a Pantelleria: tra vacanza e convivenza. Iscriviti al Circolo del BuonAbitare. 

Quella appena passata è stata un estate particolare. Anche per noi di Cohousing Trentino.

Da tempo volevamo fare un esperienza di “abitare collaborativo” in un luogo che avesse le migliori caratteristiche possibili per godere sia della privacy necessaria che di zone comuni dove vivere – temporaneamente insieme – in modo collaborativo.

Dopo aver partecipato ad incontri e laboratori formativi sull’arte del vivere insieme volevamo provare l’esperienza di almeno quindici giorni di “vacanza-convivenza” in una bella isola del Mediterraneo. L’obiettivo era di auto organizzarci nella quotidianità per mettere in pratica quello che avevamo imparato ed esercitare consapevolmente (mindfulness) le competenze sociali acquisite: ascolto empatico, comunicazione non violenta ed assertiva, presa di decisioni consensuale, gestione degli eventuali conflitti, ecc.

L’opportunità di vivere questa esperienza straordinaria si è realizzata a Pantelleria, nel prezioso “dammuso” di una donna speciale. L’architetto Lucia Bisi, autrice, tra l’altro del nuovo libro “Il vento ce lo disse: donne nell’isola”, Bolis Edizioni.

Il suo dammuso infatti è molto bello ed ha le caratteristiche sostanziali per vivere l’esperienza di abitare insieme in modo collaborativo.

Come è andata ce lo racconta il video girato da Giorgio, uno dei partecipanti, che è un appassionato film-maker. 

ECCO IL VIDEO (clicca QUI).

Ce lo narrano anche le riflessioni di chi ha vissuto questa vacanza-esperienza.

“Ho accolto con entusiasmo l’invito di Cinzia per una vacanza esperenziale a Pantelleria. Per chi ama la natura l’isola è un sogno: un concentrato di energia della terra e del mare, arricchito dal sapiente lavoro degli uomini nel corso dei secoli. Aver letto prima di arrivarci il libro di Lucia Bisi, che ci ha ospitato, ha creato una base di conoscenza e curiosità; l’aver poi potuto conoscerne alcune protagoniste ha dato ancora più valore al viaggio. Il suo dammuso è molto curato, in posizione panoramica sopra valle Monastero; ciascuno di noi aveva una stanza con bagno, alcune più appartate, altre affacciate sulle parti comuni: il terrazzo esterno col grande tavolo dove si mangiava tutti assieme, un angolo con comodi cuscini dove fermarsi a chiacchierare dopo i pasti, la piccola cucina tutta per noi, la sala interna per quando era un po’ troppo ventoso.Due settimane sembrano tante, ma sono state poche per tutto quello che si voleva fare: nuotate e snorkeling, camminate, bagno turco in grotta, fanghi con argilla curativa al lago di Venere, relax nelle acque caldissime delle sorgenti termali in riva al mare…e poi cibo (voleva essere l’occasione di mangiare sano, ma qualche sgarro è stato impossibile evitarlo, tentati dalle delizie della cucina siciliana-pantesca). Grazie alla facilitazione di Cinzia abbiamo trovato il tempo anche per sperimentare “attività centrate sulle relazioni” che ci hanno dato momenti importanti di autoanalisi e confronto.La parte più difficile, per me che sogno comunità ma sono piuttosto riservata, è stata condividere quasi tutto il tempo con gli altri. In alcuni momenti ho proprio avuto bisogno di staccare e riposare, in silenzio, sola ma immersa nella natura aspra e bellissima di Pantelleria.” (M.P.)

Pantelleria mi ha rubato il cuore. È un’isola che seleziona chi la frequenta: ha scogli e non spiagge – tranne poche raggiungibili solo in barca – e gli accessi al mare comodi sono rari. Personalmente ho apprezzato moltissimo le sorgenti termali naturali aperte a tutti – uno dei tanti doni della natura vulcanica dell’isola – e il cielo notturno in cui splendono un numero incredibile di stelle e costellazioni e in cui è ben visibile anche la Via Lattea. A Pantelleria non esiste inquinamento luminoso e neppure quello acustico. Anche il clacson, il cui uso è talvolta necessario nelle strade dell’isola, piuttosto strette, viene impiegato con riluttanza, per rispetto al silenzio che la abita. Abbiamo fatto la spesa e cucinato assieme, condiviso i pasti, la macchina e gli spostamenti, le attività quotidiane. Sono state messe in comune le risorse e le abilità personali. Cinzia, con la sua profonda conoscenza dell’isola e di alcuni autoctoni, ha facilitato molto il nostro soggiorno. In quindici giorni ci siamo allenati a decidere assieme, mediando; abbiamo toccato con mano i nostri limiti rispetto alla convivenza; abbiamo sperimentato come il rango incide nelle dinamiche relazionali. Il lavoro con Lucilla Borio si è dimostrato prezioso. Ritengo l’esperienza positiva, perché ha accresciuto la consapevolezza di ognuno rispetto allo spirito collaborativo e a quant’altro è richiesto dall’abitare assieme intenzionale.(L.Z.)

“E’ stata un esperienza unica: bella e umanamente intensa. Ha regalato a tutti molti spunti di riflessione e di lavoro su di sé. Il clima, la bellezza dei luoghi e del “dammuso di Lucia”, la buona compagnia e le avventure esplorative quotidiane mi hanno appagato e, nel mare trasparente, mi sono potuto rafforzare nuotando in un acquario spettacolare. La via lattea, lo zibibbo e il passito ci hanno donato momenti magici di bellezza e di crescita personale coerente ed armoniosa.”(G.F.)

Adoro Pantelleria e conosco molte delle donne protagoniste del bel libro di Lucia Bisi. Ispirarmi a lei e alla bellezza  che ha saputo creare nel suo “dammuso” mi è stato facile. Quella era la location giusta per vivere questa esperienza di abitare collaborativo. Una “vacanza-convivenza” con persone che avevano frequentato il percorso “ABC dello stare insieme”. In qualità di promotrice e coordinatrice dell’evento ammetto che  – a volte – è stato impegnativo per i molteplici ruoli e responsabilità che ero tenuta a sostenere.Confesso comunque che ripartirei anche domani per rifare l’esperienza. Ringrazio dal cuore 💞 i miei compagni di viaggio e di avventura per averla condivisa.(C.B.)

Siete stati il miglior gruppo che abbia mai ospitato”. Sostiene Lucia Bisi 😀.

E’ nostra intenzione ripetere questa esperienza. Ogni anno sia in primavera (per anticipare l’estate) che in autunno (per prolungarla). Per partecipare a questa attività di “abitare collaborativo: tra vacanza e convivenza” sarà necessario aver frequentato almeno due o più dei laboratori esperenziali “ABC dello stare insieme” organizzati da Cohousing Trentino durante l’anno.

A tal proposito ecco il prossimo evento in calendario. Da venerdì 22 ottobre, alle 17:30 a domenica 24 (16:30 circa). E’ aperto a tutti, anche a coloro che non hanno partecipato ad altri moduli formativi purché muniti di mascherina e di Green Pass o tampone fatto entro le 48 ore (perché si svolgerà in una struttura che lo richiede). La sala sarà comunque molto spaziosa e, tempo permettendo, usciremo anche all’aperto. 

Per ulteriori dettagli ecco il link alla LOCANDINA (clicca QUI) che contiene tutte le informazioni necessarie (leggetela per intero, grazie).

Per ISCRIVERSI, fino ad esaurimento dei posti, entro il 10 ottobre basta compilare il modulo on-line. (Clicca QUI)

L’iscrizione è da ritenersi vincolante alla partecipazione e verrà quindi chiesto di versare il contributo comunque (salvo impedimenti eccezionali che dovranno essere comunicati almeno 10 giorni prima dell’evento).

Vi aspettiamo per un’altra avventura in cui imparare ad attivare, ovunque viviamo, un Circolo del BuonAbitare ❂. 

La vita è più bella se la condividiamo 🌻

Newsletter N° 33 luglio-agosto 2021

ABITARE COLLABORATIVO: Cohousing, Ecovillaggio o Coliving? Iniziamo dal Circolo del BuonAbitare.

Anni di esperienze,studio e visite a molti progetti in Italia ed in Europa ci suggeriscono di condividere alcune osservazioni che pensiamo possano essere molto utili. Soprattutto i più significativi errori che abbiamo visto compiere in buona fede e nelle migliori intenzioni.

  1. confondere un gruppo di amici, con cui ci troviamo bene a trascorrere dei momenti conviviali, con una “comunità intenzionale”;
  2. essere convinti che basti essere socievoli e/o simpatici per creare spontaneamente una “comunità intenzionale”;
  3. credere che aver individuato un bel immobile, un edificio idoneo, una casa che ci piace sia il primo passo per avviare un progetto di abitare collaborativo;
  4. scambiare il bisogno di uscire dai nostri problemi personali (un rapporto di coppia in crisi, una depressione, la condizione di solitudine, dei problemi economici o dei disagi relazionali o psicologici, ecc.) con la convinzione che un progetto di Cohousing, Ecovillaggio o altro possa risolverli.

Prima di partire per qualsiasi progetto comunitario chiediamoci, onestamente, se una o più delle riflessioni sopra descritte ci riguardino. Se la risposta è affermativa non dobbiamo affliggerci. E’ normale cadere in “trappole cognitive”, convinzioni sbagliate, confusione, errori di valutazione o nella mancanza di oggettività di giudizio. Se siamo riusciti a riconoscerci in almeno una delle condizioni descritte è un ottimo segnale. Vuol dire che ne abbiamo consapevolezza. Questa è la condizione fondamentale per affrontare un qualsiasi progetto di comunità.

Non significa che non possiamo aspirare alla realizzazione di un progetto di comunità. Essere consapevoli che possiamo essere noi i “portatori” di nostri problemi personali nel gruppo è il primo passo giusto per evitare di trasformare un progetto in un naufragio. Chiediamoci infatti cosa possiamo portare nel gruppo per dare valore aggiunto alla comunità. Parafrasando il famoso discorso d’insediamento del presidente J. F. Kennedy: “non chiederti cosa può fare la comunità per te, chiediti cosa puoi fare tu per la comunità” . Se non siamo convinti di poter portare agli altri qualcosa di utile è probabile che, prima, abbiamo bisogno di affrontare un nostro percorso personale di crescita.

Questa è la motivazione per cui, insieme ai migliori formatori di comunità, cerchiamo di accompagnare i progetti di abitare collaborativo con un percorso di crescita personale che affronti i temi essenziali dello stare insieme.

Siamo capaci di ascoltare l’altro in modo attivo ed empatico? Capiamo quando stiamo entrando in disagio e le nostre reazioni sono aggressive? Diciamo o facciamo cose di cui poi ci potremmo pentire? Prendere decisioni ci crea tensione, tendiamo ad adeguarci con rassegnazione o ad imporci? Non siamo in grado di esprimere con chiarezza quello che pensiamo e quindi rinunciamo per non fare brutte figure? Siamo convinti che la colpa sia sempre di qualcun altro? Troviamo spesso delle scorciatoie per non affrontare questioni che ci disturbano? Sono tanti i “bias cognitivi” in cui spesso cadiamo senza rendercene conto.

Prendersi il tempo per affrontare, insieme ad altre persone ben motivate, un percorso di crescita personale è il miglior investimento che possiamo fare su di noi e, di conseguenza, sul gruppo e sulla comunità che vogliamo creare.

Siamo giunti alla quinta tappa del percorso “ABC dello stare insieme” e il prossimo laboratorio, che abbiamo intenzione di organizzare in autunno, è focalizzato sulla creazione di un Circolo del BuonAbitare.

Ci siamo infatti chiesti come semplificare l’approccio all’abitare collaborativo. Prima di partire con un più complesso e costoso progetto di Cohousing o Ecovillaggio, vale senz’altro la pena affrontare una dimensione più leggera che chiamiamo “Cohousing diffuso”.

Una cosa non esclude l’altra. Anzi teniamo ben presente le caratteristiche essenziali di un progetto di Cohousing. Consideriamo che i tempi di avviamento di un progetto di Cohousing o di Ecovillaggio possono essere molto lunghi, anche perchè la ricerca di un immobile è spesso un’attività complessa. Partiamo invece dalla possibilità che tutti abbiamo, senza dover lasciare l’appartamento dove stiamo vivendo, di creare una comunità di “vicinato collaborativo”: un Circolo del BuonAbitare.

Anche se non avete potuto partecipare ai precedenti laboratori dell’ “ABC dello stare insieme” potrete essere con noi in questa esperienza che ci metterà in gioco insieme al prof. Elvio Raffaello Martini, noto psicologo di comunità e fondatore della Rete del BuonAbitare.

Per chi non ha partecipato ai precedenti laboratori, abbiamo creato una serie di video che raccontano l’esperienza realizzata insieme e che danno un idea dei temi che abbiamo affrontato e delle attività che, passo dopo passo, ci hanno fatto capire quanto sia bello ed importante imparare l’arte del vivere insieme. Questo link alla sezione Formazione del nostro sito vi permette di scegliere quali video vedere FORMAZIONE.

E’ nostra intenzione riproporre l’intero ciclo dei laboratori esperenziali “ABC dello stare insieme” ed insieme a Formatori e Facilitatori, abbiamo maturato la convinzione di creare una Scuola permanente dell’abitare collaborativo per dare la possibilità a tutti di sapere che esiste un modo migliore di ABITARE e di vivere,  e che partecipare ad un progetto di abitare collaborativo è forse l’esperienza di crescita personale più significativa che si possa fare.

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