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Newsletter n. 36 novembre-dicembre 2021 

NUOVI STILI DI VITA: tempo-felicità ma anche buon vicinato-solidarietà.

E’ oramai confermato, sia da studi autorevoli che dall’esperienza personale di ciascuno di noi, che la mancanza di tempo libero o l’abbondanza di tempo libero non aiutano ad essere né felici né sereni. Anzi possono incrementare ansia e stati di depressione anche gravi.

E’ altresì conosciuto a livello mondiale che la solitudine è la concausa di mortalità anticipata. La solitudine è un epidemia che uccide silenziosa. Più dei virus. 

Analizzando la nostra vita quotidiana ci è facile capire se siamo sereni e talvolta anche felici.

Come?

Ad esempio cercando di capire se, nonostante abbiamo la possibilità economica di soddisfare i nostri bisogni primari e fare shopping senza troppe restrizioni, avvertiamo un certo livello di insoddisfazione.

Oppure se la nostra giornata è un susseguirsi di tempo impegnato in compiti insensati e faccende inconcludenti, o in troppi impegni che si accavallano e ci lasciano esausti, stressati ed incapaci di apprezzare anche alcuni piccoli momenti di trascurabile felicità.

La mancanza di tempo nell’ultimo anno affligge l’80 per cento delle persone, sottolinea Ashley Whillans (1), sociologa canadese che studia scienza del comportamento alla Harvard Business School. Precisa anche come il tempo sia diventato ancora più povero, minato e frammentato da continue interruzioni e distrazioni (complici i social che pervadono le nostre vite), che definisce ‘coriandoli di tempo’ tanto piccoli ma così numerosi da occuparne buona parte.  “Il denaro può proteggere dalla tristezza ma non può comprare la gioia, il tempo sì – spiega Whillans. – Vorremmo tutti averne di più ma, nonostante questo, lo gestiamo in modo distratto”.

Quindi succede anche a chi ha molto tempo libero. Il lento scivolare dentro abitudini sempre più di “routine familiare” dopo che si è andati in pensione. Quasi non ci si accorge che, complice la pigrizia, si diventa incapaci di dedicare il proprio tempo a questioni rigeneranti. Certamente fare del volontariato aiuta ma non è sempre così gratificante. Perchè?

Ad esempio per il motivo che tendiamo ad entrare in dinamiche relazionali negative. Ripetere gli stessi errori comportamentali che abbiamo fatto a scuola, al lavoro e anche in famiglia o con gli amici. Eh già. Non è facile e soprattutto “non è da tutti” assumersi la responsabilità che se ci siamo ritrovati isolati, incompresi, inascoltati e messi da parte, forse un pò è anche merito nostro. 

Facile giudicare l’altro. “Non è colpa mia se …”.  Quanto tempo passiamo a parlare male di qualcuno? Quante energie sprechiamo ad accusare altri di essere “diversi da noi”?

Quante volte sentiamo ripetere: “sono fatto/a così”; “sono un orso/a” e non posso farci nulla”; “meglio solo/a che male accompagnato” ecc.

Ci credereste che dietro a tutto questo malessere, disagio, cinismo, chiusura ed isolamento c’è la nostra incapacità di mettersi in discussione? Abbiamo eretto attorno a noi stessi (per difesa) muri di convincimenti sbagliati. Per fortuna ora, grazie alle neuroscienze cognitive, siamo in grado di comprendere perché il nostro cervello cade, spesso, in trappole che ci portano a prendere decisioni sbagliate ed anche lesive. Nel libro: “Che cosa abbiamo nella testa?” Boncinelli e Calvaruso, descrivono una decina di illusioni cognitive e una quarantina di bias (errori sistematici di valutazione) in cui tante, troppe volte, ricadiamo e ci facciamo del male.

Vogliamo continuare come sempre, un giorno dopo l’altro, a formare distrattamente quello che il grande Italo Calvino definisce: “l’inferno dei viventi”? O proviamo a: “cercare di saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio”?

Noi di Cohousing Trentino ci proviamo. Proponiamo nuovi stili di abitare collaborativo ma anche un ripensamento positivo al modo di stare insieme. Stiamo avviando dei Circoli del BuonAbitare a Trento. 

Pensi che sia giunto il momento di dedicare un poco del tuo tempo a fare un percorso di crescita personale gratificante? 

Se sei interessata/o ad unirti a noi SCRIVICI una mail a “Cohousingtrentino@gmail.com” oppure, ancora più facile, compila il modulo on line che trovi sul nostro sito <http://www.cohousingtrentino.it/about/#modulo2>.

Attivati ORA e ti terremo informata/o dei nostri prossimi incontri ed attività.

 

(1) per approfondimenti: “Time Smart: Tools for Reclaiming Your Time and Living a Happier Life” (Il tempo intelligente, strumenti per riconquistare il tuo tempo e vivere una vita più felice). Pubblicato nel 2020 per Harvard Business Review.

Newsletter N° 35 Ottobre 2021

Costruttori di Circoli del BuonAbitare: insieme possiamo 🌻.

Siamo quindi arrivati al nostro quinto laboratorio del percorso formativo: “ABC dello stare insieme ®” . Questo laboratorio è aperto a TUTTI. Anche a chi non ha già frequentato quelli precedenti. Per partecipare a questo evento – che si terrà a Trento, a Villa Sant’Ignazio, da venerdì 22 ottobre (ore 17:30) a domenica 24 ottobre (16.30) – basta iscriversi – ENTRO il 10 ottobre – compilando il modulo online (clicca QUI). Questo evento sarà promosso a livello nazionale ed è quindi importante sapere che raggiunto il limite di 25 partecipanti chiuderemo le iscrizioni. Perciò sarà considerata valida la data di iscrizione al modulo online.

Per tutti i dettagli alleghiamo la LOCANDINA.

Per chi ci legge per la prima volta ecco una breve descrizione del percorso formativo che abbiamo progettato insieme ai più qualificati formatori della Rete Europea GEN e con la collaborazione della Rete nazionale del BuonAbitare.

Insieme abbiamo capito come sia importante esercitare l’ascolto attivo, non giudicante ed empatico. Abbiamo imparato l’importanza di una comunicazione ecologica, non violenta che ci permetta di dire, con garbo, quello che pensiamo senza offendere chi ci ascolta. E’ stata una grande soddisfazione imparare a capire quando, dal semplice disaccordo su un argomento, si inizia, invece, a provare “quel disagio” che rende la nostra relazione con gli altri difficile … e riuscire, poco a poco, ad accettare questo disagio e gestirlo prima che diventi conflitto. Fondamentale poi, in qualsiasi gruppo, riuscire a prendere delle decisioni che siano abbastanza buone per tutti senza creare una minoranza di persone insoddisfatte che non avranno più la motivazione per supportarci, ma anzi, cercheranno, anche inconsapevolmente, di boicottarci.

Questo percorso formativo ci ha allenati alle dinamiche di gruppo e, cosa molto importante, ad organizzare “gruppi di lavoro utili ed efficaci”.  Ci ha aiutati, in sintesi, a rafforzare le nostre competenze sociali e le nostre abilità nello stare insieme.

Ci sentiamo pronti ora ad avviarci, passo dopo passo, verso la costruzione del primo nucleo di una “comunità intenzionale”: il Circolo del BuonAbitare. Da questo primo nucleo potranno nascere, nel tempo, comunità abitative residenziali più solide e durature come Ecovillaggi e Cohousing e nuovi modelli abitativi anche per senior.

Come farlo cercando di evitare errori e frustrazioni ce lo spiegherà il prof. Elvio Raffaello Martini, psicologo di comunità tra i più famosi in Italia (lo avrete senz’altro visto in TV) e già fondatore della Rete nazionale dei professionisti del BuonAbitare ed ideatore del Circolo del BuonAbitare. Insieme al prof. Enrico Bramerini, che, tra le altre cose, insegna Sociologia delle Comunità locali all’Università di Trento.

Con il patrocinio di alcune istituzioni locali che intendono aiutarci a trovare le sedi fisiche adatte per realizzare il Circolo del BuonAbitare in ogni quartiere, circoscrizione o paese, vogliamo dare vita a questo primo embrione di “cohousing diffuso”.

Una comunità intenzionale, formata da persone che abitano vicino e quindi radicata sul territorio. Persone che, pur continuando a vivere nei propri appartamenti (privacy) si incontrano, a scadenza regolare, in luoghi comuni messi a disposizione possibilmente da enti pubblici, con l’obiettivo esplicito di organizzare una rete di vicinato collaborativo e, quando possibile, anche solidale. 

Seminare questo embrione di comunità è fattibile ovunque. Se lo coltiveremo con passione, annaffiandolo con costanza, nascerà un bel fiore e, insieme a molti altri fiori, diverrà un giardino. 

Parafrasando Charles Durret, l’architetto fondatore del Cohousing nel mondo: “costruiremo insieme una società migliore: quartiere dopo quartiere”. Vuoi essere dei nostri? Ti aspettiamo.

Arrivederci a presto, insieme, per diventare costruttori di Circoli del BuonAbitare.

Cohousing Trentino con la Rete BuonAbitare

Newsletter N° 34 Settembre 2021

ABITARE COLLABORATIVO a Pantelleria: tra vacanza e convivenza. Iscriviti al Circolo del BuonAbitare. 

Quella appena passata è stata un estate particolare. Anche per noi di Cohousing Trentino.

Da tempo volevamo fare un esperienza di “abitare collaborativo” in un luogo che avesse le migliori caratteristiche possibili per godere sia della privacy necessaria che di zone comuni dove vivere – temporaneamente insieme – in modo collaborativo.

Dopo aver partecipato ad incontri e laboratori formativi sull’arte del vivere insieme volevamo provare l’esperienza di almeno quindici giorni di “vacanza-convivenza” in una bella isola del Mediterraneo. L’obiettivo era di auto organizzarci nella quotidianità per mettere in pratica quello che avevamo imparato ed esercitare consapevolmente (mindfulness) le competenze sociali acquisite: ascolto empatico, comunicazione non violenta ed assertiva, presa di decisioni consensuale, gestione degli eventuali conflitti, ecc.

L’opportunità di vivere questa esperienza straordinaria si è realizzata a Pantelleria, nel prezioso “dammuso” di una donna speciale. L’architetto Lucia Bisi, autrice, tra l’altro del nuovo libro “Il vento ce lo disse: donne nell’isola”, Bolis Edizioni.

Il suo dammuso infatti è molto bello ed ha le caratteristiche sostanziali per vivere l’esperienza di abitare insieme in modo collaborativo.

Come è andata ce lo racconta il video girato da Giorgio, uno dei partecipanti, che è un appassionato film-maker. 

ECCO IL VIDEO (clicca QUI).

Ce lo narrano anche le riflessioni di chi ha vissuto questa vacanza-esperienza.

“Ho accolto con entusiasmo l’invito di Cinzia per una vacanza esperenziale a Pantelleria. Per chi ama la natura l’isola è un sogno: un concentrato di energia della terra e del mare, arricchito dal sapiente lavoro degli uomini nel corso dei secoli. Aver letto prima di arrivarci il libro di Lucia Bisi, che ci ha ospitato, ha creato una base di conoscenza e curiosità; l’aver poi potuto conoscerne alcune protagoniste ha dato ancora più valore al viaggio. Il suo dammuso è molto curato, in posizione panoramica sopra valle Monastero; ciascuno di noi aveva una stanza con bagno, alcune più appartate, altre affacciate sulle parti comuni: il terrazzo esterno col grande tavolo dove si mangiava tutti assieme, un angolo con comodi cuscini dove fermarsi a chiacchierare dopo i pasti, la piccola cucina tutta per noi, la sala interna per quando era un po’ troppo ventoso.Due settimane sembrano tante, ma sono state poche per tutto quello che si voleva fare: nuotate e snorkeling, camminate, bagno turco in grotta, fanghi con argilla curativa al lago di Venere, relax nelle acque caldissime delle sorgenti termali in riva al mare…e poi cibo (voleva essere l’occasione di mangiare sano, ma qualche sgarro è stato impossibile evitarlo, tentati dalle delizie della cucina siciliana-pantesca). Grazie alla facilitazione di Cinzia abbiamo trovato il tempo anche per sperimentare “attività centrate sulle relazioni” che ci hanno dato momenti importanti di autoanalisi e confronto.La parte più difficile, per me che sogno comunità ma sono piuttosto riservata, è stata condividere quasi tutto il tempo con gli altri. In alcuni momenti ho proprio avuto bisogno di staccare e riposare, in silenzio, sola ma immersa nella natura aspra e bellissima di Pantelleria.” (M.P.)

Pantelleria mi ha rubato il cuore. È un’isola che seleziona chi la frequenta: ha scogli e non spiagge – tranne poche raggiungibili solo in barca – e gli accessi al mare comodi sono rari. Personalmente ho apprezzato moltissimo le sorgenti termali naturali aperte a tutti – uno dei tanti doni della natura vulcanica dell’isola – e il cielo notturno in cui splendono un numero incredibile di stelle e costellazioni e in cui è ben visibile anche la Via Lattea. A Pantelleria non esiste inquinamento luminoso e neppure quello acustico. Anche il clacson, il cui uso è talvolta necessario nelle strade dell’isola, piuttosto strette, viene impiegato con riluttanza, per rispetto al silenzio che la abita. Abbiamo fatto la spesa e cucinato assieme, condiviso i pasti, la macchina e gli spostamenti, le attività quotidiane. Sono state messe in comune le risorse e le abilità personali. Cinzia, con la sua profonda conoscenza dell’isola e di alcuni autoctoni, ha facilitato molto il nostro soggiorno. In quindici giorni ci siamo allenati a decidere assieme, mediando; abbiamo toccato con mano i nostri limiti rispetto alla convivenza; abbiamo sperimentato come il rango incide nelle dinamiche relazionali. Il lavoro con Lucilla Borio si è dimostrato prezioso. Ritengo l’esperienza positiva, perché ha accresciuto la consapevolezza di ognuno rispetto allo spirito collaborativo e a quant’altro è richiesto dall’abitare assieme intenzionale.(L.Z.)

“E’ stata un esperienza unica: bella e umanamente intensa. Ha regalato a tutti molti spunti di riflessione e di lavoro su di sé. Il clima, la bellezza dei luoghi e del “dammuso di Lucia”, la buona compagnia e le avventure esplorative quotidiane mi hanno appagato e, nel mare trasparente, mi sono potuto rafforzare nuotando in un acquario spettacolare. La via lattea, lo zibibbo e il passito ci hanno donato momenti magici di bellezza e di crescita personale coerente ed armoniosa.”(G.F.)

Adoro Pantelleria e conosco molte delle donne protagoniste del bel libro di Lucia Bisi. Ispirarmi a lei e alla bellezza  che ha saputo creare nel suo “dammuso” mi è stato facile. Quella era la location giusta per vivere questa esperienza di abitare collaborativo. Una “vacanza-convivenza” con persone che avevano frequentato il percorso “ABC dello stare insieme”. In qualità di promotrice e coordinatrice dell’evento ammetto che  – a volte – è stato impegnativo per i molteplici ruoli e responsabilità che ero tenuta a sostenere.Confesso comunque che ripartirei anche domani per rifare l’esperienza. Ringrazio dal cuore 💞 i miei compagni di viaggio e di avventura per averla condivisa.(C.B.)

Siete stati il miglior gruppo che abbia mai ospitato”. Sostiene Lucia Bisi 😀.

E’ nostra intenzione ripetere questa esperienza. Ogni anno sia in primavera (per anticipare l’estate) che in autunno (per prolungarla). Per partecipare a questa attività di “abitare collaborativo: tra vacanza e convivenza” sarà necessario aver frequentato almeno due o più dei laboratori esperenziali “ABC dello stare insieme” organizzati da Cohousing Trentino durante l’anno.

A tal proposito ecco il prossimo evento in calendario. Da venerdì 22 ottobre, alle 17:30 a domenica 24 (16:30 circa). E’ aperto a tutti, anche a coloro che non hanno partecipato ad altri moduli formativi purché muniti di mascherina e di Green Pass o tampone fatto entro le 48 ore (perché si svolgerà in una struttura che lo richiede). La sala sarà comunque molto spaziosa e, tempo permettendo, usciremo anche all’aperto. 

Per ulteriori dettagli ecco il link alla LOCANDINA (clicca QUI) che contiene tutte le informazioni necessarie (leggetela per intero, grazie).

Per ISCRIVERSI, fino ad esaurimento dei posti, entro il 10 ottobre basta compilare il modulo on-line. (Clicca QUI)

L’iscrizione è da ritenersi vincolante alla partecipazione e verrà quindi chiesto di versare il contributo comunque (salvo impedimenti eccezionali che dovranno essere comunicati almeno 10 giorni prima dell’evento).

Vi aspettiamo per un’altra avventura in cui imparare ad attivare, ovunque viviamo, un Circolo del BuonAbitare ❂. 

La vita è più bella se la condividiamo 🌻

Newsletter N° 33 luglio-agosto 2021

ABITARE COLLABORATIVO: Cohousing, Ecovillaggio o Coliving? Iniziamo dal Circolo del BuonAbitare.

Anni di esperienze,studio e visite a molti progetti in Italia ed in Europa ci suggeriscono di condividere alcune osservazioni che pensiamo possano essere molto utili. Soprattutto i più significativi errori che abbiamo visto compiere in buona fede e nelle migliori intenzioni.

  1. confondere un gruppo di amici, con cui ci troviamo bene a trascorrere dei momenti conviviali, con una “comunità intenzionale”;
  2. essere convinti che basti essere socievoli e/o simpatici per creare spontaneamente una “comunità intenzionale”;
  3. credere che aver individuato un bel immobile, un edificio idoneo, una casa che ci piace sia il primo passo per avviare un progetto di abitare collaborativo;
  4. scambiare il bisogno di uscire dai nostri problemi personali (un rapporto di coppia in crisi, una depressione, la condizione di solitudine, dei problemi economici o dei disagi relazionali o psicologici, ecc.) con la convinzione che un progetto di Cohousing, Ecovillaggio o altro possa risolverli.

Prima di partire per qualsiasi progetto comunitario chiediamoci, onestamente, se una o più delle riflessioni sopra descritte ci riguardino. Se la risposta è affermativa non dobbiamo affliggerci. E’ normale cadere in “trappole cognitive”, convinzioni sbagliate, confusione, errori di valutazione o nella mancanza di oggettività di giudizio. Se siamo riusciti a riconoscerci in almeno una delle condizioni descritte è un ottimo segnale. Vuol dire che ne abbiamo consapevolezza. Questa è la condizione fondamentale per affrontare un qualsiasi progetto di comunità.

Non significa che non possiamo aspirare alla realizzazione di un progetto di comunità. Essere consapevoli che possiamo essere noi i “portatori” di nostri problemi personali nel gruppo è il primo passo giusto per evitare di trasformare un progetto in un naufragio. Chiediamoci infatti cosa possiamo portare nel gruppo per dare valore aggiunto alla comunità. Parafrasando il famoso discorso d’insediamento del presidente J. F. Kennedy: “non chiederti cosa può fare la comunità per te, chiediti cosa puoi fare tu per la comunità” . Se non siamo convinti di poter portare agli altri qualcosa di utile è probabile che, prima, abbiamo bisogno di affrontare un nostro percorso personale di crescita.

Questa è la motivazione per cui, insieme ai migliori formatori di comunità, cerchiamo di accompagnare i progetti di abitare collaborativo con un percorso di crescita personale che affronti i temi essenziali dello stare insieme.

Siamo capaci di ascoltare l’altro in modo attivo ed empatico? Capiamo quando stiamo entrando in disagio e le nostre reazioni sono aggressive? Diciamo o facciamo cose di cui poi ci potremmo pentire? Prendere decisioni ci crea tensione, tendiamo ad adeguarci con rassegnazione o ad imporci? Non siamo in grado di esprimere con chiarezza quello che pensiamo e quindi rinunciamo per non fare brutte figure? Siamo convinti che la colpa sia sempre di qualcun altro? Troviamo spesso delle scorciatoie per non affrontare questioni che ci disturbano? Sono tanti i “bias cognitivi” in cui spesso cadiamo senza rendercene conto.

Prendersi il tempo per affrontare, insieme ad altre persone ben motivate, un percorso di crescita personale è il miglior investimento che possiamo fare su di noi e, di conseguenza, sul gruppo e sulla comunità che vogliamo creare.

Siamo giunti alla quinta tappa del percorso “ABC dello stare insieme” e il prossimo laboratorio, che abbiamo intenzione di organizzare in autunno, è focalizzato sulla creazione di un Circolo del BuonAbitare.

Ci siamo infatti chiesti come semplificare l’approccio all’abitare collaborativo. Prima di partire con un più complesso e costoso progetto di Cohousing o Ecovillaggio, vale senz’altro la pena affrontare una dimensione più leggera che chiamiamo “Cohousing diffuso”.

Una cosa non esclude l’altra. Anzi teniamo ben presente le caratteristiche essenziali di un progetto di Cohousing. Consideriamo che i tempi di avviamento di un progetto di Cohousing o di Ecovillaggio possono essere molto lunghi, anche perchè la ricerca di un immobile è spesso un’attività complessa. Partiamo invece dalla possibilità che tutti abbiamo, senza dover lasciare l’appartamento dove stiamo vivendo, di creare una comunità di “vicinato collaborativo”: un Circolo del BuonAbitare.

Anche se non avete potuto partecipare ai precedenti laboratori dell’ “ABC dello stare insieme” potrete essere con noi in questa esperienza che ci metterà in gioco insieme al prof. Elvio Raffaello Martini, noto psicologo di comunità e fondatore della Rete del BuonAbitare.

Per chi non ha partecipato ai precedenti laboratori, abbiamo creato una serie di video che raccontano l’esperienza realizzata insieme e che danno un idea dei temi che abbiamo affrontato e delle attività che, passo dopo passo, ci hanno fatto capire quanto sia bello ed importante imparare l’arte del vivere insieme. Questo link alla sezione Formazione del nostro sito vi permette di scegliere quali video vedere FORMAZIONE.

E’ nostra intenzione riproporre l’intero ciclo dei laboratori esperenziali “ABC dello stare insieme” ed insieme a Formatori e Facilitatori, abbiamo maturato la convinzione di creare una Scuola permanente dell’abitare collaborativo per dare la possibilità a tutti di sapere che esiste un modo migliore di ABITARE e di vivere,  e che partecipare ad un progetto di abitare collaborativo è forse l’esperienza di crescita personale più significativa che si possa fare.

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